martedì 29 aprile 2014

Memorie di un pelo indomito

(foto di Arvida Bystrom)

Ho resistito fino al terzo anno di liceo senza toccare un solo pelo delle mie ascelle.
Ricordo i primi campeggi, io, due amiche e il solito gruppo di ragazzi con problemi comunicativi relazionali: non sono bambini, non sono uomini. Invece le amiche sembrano avere le idee ben chiare. Anche sul fatto che le mie ascelle non si possono vedere. Quando mi sdraio sull'asciugamano, la pancia schiacciata sulla sabbia grigia di quella che probabilmente in inverno era la foce di un canale melmoso, e giro il collo, il naso quasi sotto le ascelle, e apro gli occhi davanti a tutti quei fili neri e folti, ecco, allora mi sento in imbarazzo, incrocio lo sguardo delle mie amiche e sento il desiderio di coprirmi oppure di lasciare le braccia incollate ai fianchi. Poi giro il collo dall'altra parte e vedo i ragazzi, i petti magri e ricurvi, i peli appena accennati, dei bambini con un po' di barba e mi sento quasi orgogliosa, sono tutta natura, sono diversa e non me ne importa nulla e neppure a loro sembra importare nulla.

(foto di Arvida Bystrom)