lunedì 30 gennaio 2012

While Shila is drawing

Ecco come ci piace passare i pomeriggi a me e a Shila, sì la stessa Shila che crea le vignette che ogni tanto vedete su questo blog: lei disegna, io faccio foto...e poi magari dopo un tè caldo bancha fiorito al gelsomino andiamo a vedere al cinema il nuovo film di Nadine Labaki, E ora dove andiamo, che se non lo avete ancora visto vi consiglio caldamente di andarlo a vedere, uno dei migliori film usciti questo mese.

Shila indossa:
Maglione corto Mina Art (amo l'intreccio insospettabilmente colorato di questo maglione!)
Vestito (strettissimo!) di American Apparel
Un ciondolo che viene direttamente dal Libano e una collana con un sassolino del mare fatta dalla sottoscritta :)


Shila is wearing:
Mina Art short grey sweater (I love the colorful plot of this sweater!)
Black dress from American Apparel
A necklace from Lebanon and the other one with the little stone is one of my "creations"

domenica 29 gennaio 2012

New tote bag

Ecco uno dei regali che ho ricevuto per natale, una borsa 100% fatta da Matteo, anche il disegno è una sua creazione. In cantiere ci saranno tante altre borse con nostre illustrazioni. Che ve ne pare?
Era da tantissimo che ne aspettavo una proprio così da illustrare.

I received this tote bag for Christmas, Matteo made it for me, it's all 100% homemade, also the illustration. We've decided to make some other tote bag with our illustration, what do you think about?

mercoledì 25 gennaio 2012

Moonrise Kingdom



Grande notizia: esce un nuovo film di Wes Anderson (scritto da Anderson e Roman Coppola), Moonrise Kingdom.
Non vedo l'ora di vederlo, ma ho come l'impressione che dovrò aspettare settembre, in quanto il film uscirà a maggio a Cannes.
Nel frattempo mi guardo e mi riguardo il trailer: Bruce Willis, Bill Murray, Edward Norton, l'immancabile  Jason Schwartzman, Harvey Keitel, Frances McDormand, Tilda Swinton... che cast!


martedì 17 gennaio 2012

Tali Lennox


Tali Lennox... Lennox... dov'è che ho già sentito questo cognome...
Tali Lennox figlia di Annie Lennox, cantante degli Eurythmics.
Ma lasciamo perdere la genealogia, che poco me ne importa. Ho trovato questa sua foto sul numero di Gennaio di Vogue British, dove ci parla delle sue vacanze col babbo (l'articolo è stato glissato e mi sono limitata a guardare le figure...come i bambini piccoli con le fiabe).
Rientra a pieno nello stile che piace tanto a me, ma che in un modo o in un altro non riesco a riprodurre pienamente. Sarà che mi mancano degli ankle boots neri...

lunedì 16 gennaio 2012

Foto

Tempi duri per la studentessa universitaria quale sono.
Vi propongo alcune delle mie foto preferite su flickr, aspettando la primavera per uscire di casa e farne di mie, quando farà meno freddo e ci saranno meno esami.

venerdì 13 gennaio 2012

Gente da Biennale - racconto breve e fotografico


Passare le giornate a cercare di darsi un tono per scrivere la tesina di filosofia della scienza usando parole come epistemologia, idiosincrasia, incommensurabilità, paradigma, eccetera, fa capire molte cose sulla vita: per esempio il fatto che da quando ho iniziato a frequentare matematica forse ho tralasciato le parole per i numeri e ora fa una fatica scrivere.
E poi la solita frustrazione del Pitti uomo in periodo d'esami, chiusa in casa con, come unico compagno, il volume La struttura delle rivoluzioni scientifiche di Thomas Kuhn, con le pantofole extralarge di lana, il mio abito-pijama-tuta-tenuta da studio-e quant'altro e il gatto.
E allora sarò ancora meno fèscion e mentre la gente figa passeggia per la fortezza, bazzica serate trèèèndi, si fa foto su foto sul pink carpet di Luisa Via Roma (caz...ma come gli è venuto in mente) io parlo di un evento avvenuto molti mesi addietro e me ne sbatto: la Biennale.
"Ma sei proprio out", va bene fare la radical chic parlando della Biennale, ma almeno fallo al momento giusto. Amen.
Sappiate che l'opportunità per fare questo racconto-recensione si è presentata perché il mio rullino di Novembre non era niente male.
Tutto ciò che leggerete non ha la benché minima presunzione di voler dire qualcosa sull'arte perché non ne ho i mezzi, la forza e lo stile.

La storia inizia con l'ultimo week-end disponibile per vedere la Biennale dell'arte di Venezia.
I nostri eroi: Isabella, la radical chic del dipartimento di matematica Ulisse Dini (l'epiteto è stato assegnato dalla maggioranza e non dall'interessata), Matteo, il buffone del dipartimento di matematica Ulisse Dini (anche in questo caso l'epiteto è stato assegnato dalla maggioranza), Lorenzo e Pietro G., in ordine di età decrescente, fratelli, entrambi iscritti a matematica, notevole sense of humour, sarcasmo abbondante e il secondo dei due ha buone capacità nell'imitare qualsiasi docente del Dipartimento, Friedel, tedesca, un aggettivo un programma, anche lei iscritta a matematica, ti saprebbe creare una bicicletta dal nulla e infine Gaia, per fortuna non un'altra matematica, frequenta Chimica, e lei sì che conosceva i posti giusti della Laguna. Cinque matematici e un chimico, bella storia! Sei esseri puri e senza pregiudizi difronte all'arte, ingenui al punto giusto.
On the road.
Che poi io a Venezia non c'ero mai stata, ah no aspetta, quella volta che avevo 10 o 11 anni e il mio fratellino fu colpito da un influenza intestinale proprio sul treno che ci portava alla stazione di Santa Lucia, sfiga nera. Per altro non mi ricordo di nulla.
In realtà io e Matteo non abbiamo soggiornato proprio a Venezia, ma nella vicina Pordenone, diciamo per risparmiare sull'alloggio che ci veniva offerto gratuitamente. Pordenone, che col suo centro storico pulito e ben illuminato mi ricordava in parte la città di Duloc di Shrek e in parte la città del Truman Show. "Prova a star con me un altro inverno a Pordenone, sarà un letargo dolce senza inverno e senza freddo, sarà che è sempre tutto uguale..." citando Toffolo dei Tre allegri ragazzi morti. 
Dice che ci sia uno dei più bei campanili d'Italia, insomma un campanile, un vecchio campanile, proprio un campanile italiano vecchi e storto...no questa cosa non ce la siamo spiegata. Sarà che col campanile di Giotto il confronto è spietato.
E per due mattine consecutive abbiamo preso il treno di un'ora per Venezia, con i pendolari che da Treviso vanno a fare lingue orientali a Venezia e parlano della calligrafia coreana.
"Venezia è bella, ma non ci vivrei mai!" "Non ci sono più le mezze stagioni" e per concludere "il nuoto è uno sport completo", i luoghi comuni. Ma voi lo sapevate che in Campo Santa Margherita, luogo di ritrovo dei giovani veneziani, si può stare a gozzovigliare solo fino a mezzanotte, poi tutti a nanna, locali chiusi.
Ma andiamo avanti nell'avventura, i nostri eroi decidono di cominciare con l'Arsenale.
L'Arsenale, non lo sapevo, è lungo, direi che l'aggettivo è necessario. Architettonicamente, ci si intende. Un lungo percorso in linea retta senza troppe deviazioni.
Bella l'opera scenografica di Song Dong, Parapavillion, l'intelligenza della gente povera, decine di vecchi armadi chiusi a cerniera per creare delle vere e proprie stanze. Ora sinceramente potrei fare un elenco di tutta la roba che mi sono segnata sul taccuino, ma ne vale la pena? Anche perché la mia sensibilità si è soffermata su certe cose e non su altre. Se poi dovessi riferire tutto quello che c'era, il racconto breve si trasformerebbe in un'epopea.
Ma posso dire che avrei passato più di un'ora seduta sui divani dell'Arsenale a guardare il filmato The Clock di Christian Marclay...per capire meglio di cosa si tratta date un'occhiata a questo video.
Gente da Biennale, gente un po' radical chic che vede bene di mettersi l'uno la sciarpa e l'altra il cappello dello stesso colore, della stessa lana. Che carini! La mia è tutta invidia.
In fondo in fondo al nostro cammino ci aspettava il Padiglione Italia. Bello schifo, davvero, senza mezze misure e spiegazioni troppo elaborate.
Immaginatevi dunque i sei eroi della nostra storia, sei anime candide e immacolate, che entrano in questo supermercato dell'arte italiana, in cui lo spazio fra un'opera e l'altra non è più quel profondo e bianco respiro che c'era stato fino a quel punto in tutto l'Arsenale, sembra piuttosto di stare all'Ikea, come se le tele, una accanto all'altra, una sopra l'altra, fossero poltrone colorate, vimini, alluminio e plastica, le lenzuola coi fiorellini o a quadretti, i tappeti simil persiani, in peluche o zebrati. Il trionfo del kitsch. Per altro il sistema di scelta delle opere è stato il seguente: Sgarbi ha preso un gruppo di uomini dello spettacolo, politici, gente di lettere, gente di scienze, personaggi autorevoli del panorama italiano estranei al mondo dell'arte e ha chiesto loro di scegliere un artista. Sì, c'è certamente una riflessione e una frecciatina di Sgarbi nei confronti della setta dei critici dell'arte, ma a me pare che la parola "clientelismo" si avvicini altrettanto bene al risultato finale dell'esposizione.
I nostri eroi sono sinceramente spaesati, forse ridono, sfottono anche, ascoltano la gente: "Quest'opera è veramente bellissima, manifesta la maturità dell'artista...questo dinamismo, questa luce..." estasi mistica davanti a due tele rappresentanti volti sotto una doccia con un'espressione a metà tra l'orgasmo e il dolore, cioè si suppone sia una doccia..."Isa, davvero, che ne pensi? Perché c'erano due persone prima che dicevano...", cavolo che schifo.
Lorenzo esce, Friedel lo segue. Pietro e Gaia restano spaesati, ma insistono, guardano ogni singola opera, basiti, divertiti, cercano di capire. Io grido allo scandalo, Matteo cerca di calmarmi o mi dà spago a seconda di quanto sono rumorosa. Niente d'innovativo, niente di minimamente competitivo con tutti gli altri paesi, nessun utilizzo dei nuovi mezzi dell'arte contemporanea, pochissima videoarte.
La Biennale è un impresa comunque, un weekend non è assolutamente sufficiente per godersela in tutto e per tutto: ci sono opere sparse per tutta la città, iniziative, mostre e poi ci sono i giardini, dove ogni stato ha il suo padiglione e dove si trova il padiglione centrale. Forse mi sono piaciuti più i giardini dell'Arsenale, sarà che è anche gradevole passeggiarci col bel tempo.
Apprezzamenti per il padiglione americano, coreano, francese, tedesco, giapponese...e non ne metto altri anche perché ovviamente non sono riuscita a vederli tutti.
Le foto di sopra mostrano la combriccola allo stremo delle forze che cerca di recuperare ascoltando musica thailandese in un luogo che veniva spacciato per bar musicale, ma poi da mangiare non c'era nulla, io puntavo su quello. Se notate facce corrucciate è perché la fame iniziava a farsi sentire e perché la musica thailandese ha bisogno di molta concentrazione per essere ascoltata. Nell'ultima foto Matteo si esalta ascoltando l'internazionale cantata in thailandese.
Il nostro racconto si conclude con una visita fugace alla città di Ferrara sulla strada del ritorno e un'influenza intestinale che ha colpito in maniera fulminea tre membri della banda, me compresa, in maniera quasi inosservata altri due e Friedel, in quanto tedesca, non ha risentito minimamente della cosa.