venerdì 13 gennaio 2012

Gente da Biennale - racconto breve e fotografico


Passare le giornate a cercare di darsi un tono per scrivere la tesina di filosofia della scienza usando parole come epistemologia, idiosincrasia, incommensurabilità, paradigma, eccetera, fa capire molte cose sulla vita: per esempio il fatto che da quando ho iniziato a frequentare matematica forse ho tralasciato le parole per i numeri e ora fa una fatica scrivere.
E poi la solita frustrazione del Pitti uomo in periodo d'esami, chiusa in casa con, come unico compagno, il volume La struttura delle rivoluzioni scientifiche di Thomas Kuhn, con le pantofole extralarge di lana, il mio abito-pijama-tuta-tenuta da studio-e quant'altro e il gatto.
E allora sarò ancora meno fèscion e mentre la gente figa passeggia per la fortezza, bazzica serate trèèèndi, si fa foto su foto sul pink carpet di Luisa Via Roma (caz...ma come gli è venuto in mente) io parlo di un evento avvenuto molti mesi addietro e me ne sbatto: la Biennale.
"Ma sei proprio out", va bene fare la radical chic parlando della Biennale, ma almeno fallo al momento giusto. Amen.
Sappiate che l'opportunità per fare questo racconto-recensione si è presentata perché il mio rullino di Novembre non era niente male.
Tutto ciò che leggerete non ha la benché minima presunzione di voler dire qualcosa sull'arte perché non ne ho i mezzi, la forza e lo stile.

La storia inizia con l'ultimo week-end disponibile per vedere la Biennale dell'arte di Venezia.
I nostri eroi: Isabella, la radical chic del dipartimento di matematica Ulisse Dini (l'epiteto è stato assegnato dalla maggioranza e non dall'interessata), Matteo, il buffone del dipartimento di matematica Ulisse Dini (anche in questo caso l'epiteto è stato assegnato dalla maggioranza), Lorenzo e Pietro G., in ordine di età decrescente, fratelli, entrambi iscritti a matematica, notevole sense of humour, sarcasmo abbondante e il secondo dei due ha buone capacità nell'imitare qualsiasi docente del Dipartimento, Friedel, tedesca, un aggettivo un programma, anche lei iscritta a matematica, ti saprebbe creare una bicicletta dal nulla e infine Gaia, per fortuna non un'altra matematica, frequenta Chimica, e lei sì che conosceva i posti giusti della Laguna. Cinque matematici e un chimico, bella storia! Sei esseri puri e senza pregiudizi difronte all'arte, ingenui al punto giusto.
On the road.
Che poi io a Venezia non c'ero mai stata, ah no aspetta, quella volta che avevo 10 o 11 anni e il mio fratellino fu colpito da un influenza intestinale proprio sul treno che ci portava alla stazione di Santa Lucia, sfiga nera. Per altro non mi ricordo di nulla.
In realtà io e Matteo non abbiamo soggiornato proprio a Venezia, ma nella vicina Pordenone, diciamo per risparmiare sull'alloggio che ci veniva offerto gratuitamente. Pordenone, che col suo centro storico pulito e ben illuminato mi ricordava in parte la città di Duloc di Shrek e in parte la città del Truman Show. "Prova a star con me un altro inverno a Pordenone, sarà un letargo dolce senza inverno e senza freddo, sarà che è sempre tutto uguale..." citando Toffolo dei Tre allegri ragazzi morti. 
Dice che ci sia uno dei più bei campanili d'Italia, insomma un campanile, un vecchio campanile, proprio un campanile italiano vecchi e storto...no questa cosa non ce la siamo spiegata. Sarà che col campanile di Giotto il confronto è spietato.
E per due mattine consecutive abbiamo preso il treno di un'ora per Venezia, con i pendolari che da Treviso vanno a fare lingue orientali a Venezia e parlano della calligrafia coreana.
"Venezia è bella, ma non ci vivrei mai!" "Non ci sono più le mezze stagioni" e per concludere "il nuoto è uno sport completo", i luoghi comuni. Ma voi lo sapevate che in Campo Santa Margherita, luogo di ritrovo dei giovani veneziani, si può stare a gozzovigliare solo fino a mezzanotte, poi tutti a nanna, locali chiusi.
Ma andiamo avanti nell'avventura, i nostri eroi decidono di cominciare con l'Arsenale.
L'Arsenale, non lo sapevo, è lungo, direi che l'aggettivo è necessario. Architettonicamente, ci si intende. Un lungo percorso in linea retta senza troppe deviazioni.
Bella l'opera scenografica di Song Dong, Parapavillion, l'intelligenza della gente povera, decine di vecchi armadi chiusi a cerniera per creare delle vere e proprie stanze. Ora sinceramente potrei fare un elenco di tutta la roba che mi sono segnata sul taccuino, ma ne vale la pena? Anche perché la mia sensibilità si è soffermata su certe cose e non su altre. Se poi dovessi riferire tutto quello che c'era, il racconto breve si trasformerebbe in un'epopea.
Ma posso dire che avrei passato più di un'ora seduta sui divani dell'Arsenale a guardare il filmato The Clock di Christian Marclay...per capire meglio di cosa si tratta date un'occhiata a questo video.
Gente da Biennale, gente un po' radical chic che vede bene di mettersi l'uno la sciarpa e l'altra il cappello dello stesso colore, della stessa lana. Che carini! La mia è tutta invidia.
In fondo in fondo al nostro cammino ci aspettava il Padiglione Italia. Bello schifo, davvero, senza mezze misure e spiegazioni troppo elaborate.
Immaginatevi dunque i sei eroi della nostra storia, sei anime candide e immacolate, che entrano in questo supermercato dell'arte italiana, in cui lo spazio fra un'opera e l'altra non è più quel profondo e bianco respiro che c'era stato fino a quel punto in tutto l'Arsenale, sembra piuttosto di stare all'Ikea, come se le tele, una accanto all'altra, una sopra l'altra, fossero poltrone colorate, vimini, alluminio e plastica, le lenzuola coi fiorellini o a quadretti, i tappeti simil persiani, in peluche o zebrati. Il trionfo del kitsch. Per altro il sistema di scelta delle opere è stato il seguente: Sgarbi ha preso un gruppo di uomini dello spettacolo, politici, gente di lettere, gente di scienze, personaggi autorevoli del panorama italiano estranei al mondo dell'arte e ha chiesto loro di scegliere un artista. Sì, c'è certamente una riflessione e una frecciatina di Sgarbi nei confronti della setta dei critici dell'arte, ma a me pare che la parola "clientelismo" si avvicini altrettanto bene al risultato finale dell'esposizione.
I nostri eroi sono sinceramente spaesati, forse ridono, sfottono anche, ascoltano la gente: "Quest'opera è veramente bellissima, manifesta la maturità dell'artista...questo dinamismo, questa luce..." estasi mistica davanti a due tele rappresentanti volti sotto una doccia con un'espressione a metà tra l'orgasmo e il dolore, cioè si suppone sia una doccia..."Isa, davvero, che ne pensi? Perché c'erano due persone prima che dicevano...", cavolo che schifo.
Lorenzo esce, Friedel lo segue. Pietro e Gaia restano spaesati, ma insistono, guardano ogni singola opera, basiti, divertiti, cercano di capire. Io grido allo scandalo, Matteo cerca di calmarmi o mi dà spago a seconda di quanto sono rumorosa. Niente d'innovativo, niente di minimamente competitivo con tutti gli altri paesi, nessun utilizzo dei nuovi mezzi dell'arte contemporanea, pochissima videoarte.
La Biennale è un impresa comunque, un weekend non è assolutamente sufficiente per godersela in tutto e per tutto: ci sono opere sparse per tutta la città, iniziative, mostre e poi ci sono i giardini, dove ogni stato ha il suo padiglione e dove si trova il padiglione centrale. Forse mi sono piaciuti più i giardini dell'Arsenale, sarà che è anche gradevole passeggiarci col bel tempo.
Apprezzamenti per il padiglione americano, coreano, francese, tedesco, giapponese...e non ne metto altri anche perché ovviamente non sono riuscita a vederli tutti.
Le foto di sopra mostrano la combriccola allo stremo delle forze che cerca di recuperare ascoltando musica thailandese in un luogo che veniva spacciato per bar musicale, ma poi da mangiare non c'era nulla, io puntavo su quello. Se notate facce corrucciate è perché la fame iniziava a farsi sentire e perché la musica thailandese ha bisogno di molta concentrazione per essere ascoltata. Nell'ultima foto Matteo si esalta ascoltando l'internazionale cantata in thailandese.
Il nostro racconto si conclude con una visita fugace alla città di Ferrara sulla strada del ritorno e un'influenza intestinale che ha colpito in maniera fulminea tre membri della banda, me compresa, in maniera quasi inosservata altri due e Friedel, in quanto tedesca, non ha risentito minimamente della cosa.

12 commenti:

  1. mi sono divertita tantissimo a leggere questo racconto...e mi hai fatto venire una voglia di andare alla biennale (tutti gli anni dico di andare ma alla fine niente...) anche se quest'anno a quanto pare non mi sono persa un granchè (meglio così:) .
    p.s.= trovo la terza foto splendida!
    p.p.s.= come ti capisco sulla tuta-pigiama ecc...da una futura ingegnera sotto esame :)

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    1. Grazie...e in bocca al lupo per gli esami!

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  2. Bellissime le tue parole, e altrettanto le foto-diario! Anche io sono stata a Venezia più o meno diecimila anni fa, e dovrei ritornarci ... di ferrara invece cosa ne pensi? L'ho vista di sfuggita, ma ho avuto davvero una bellissima impressione! Volevo andare a vedere la mostra che c'era su Modigliani con un'amica ma purtroppo me la sono persa ...

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    1. Sono stata solo due volte a Ferrara, e tutte e due le volte era freddo e umido e col calare della sera si è alzata una nebbia incredibile. Bella come città e sembra di stare in un quadro di De Chirico.

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  3. foto magnifiche, e' da troppo che rimando la biennalona, l'anno prox non mi sfugge

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    1. grazie :)
      non so come funzioni, ma mi sa che il prossim'anno c'è quella dell'architettura...credo...

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  4. E invece scrivi benissimo e dovresti farlo più spesso. Il tuo racconto è stato molto divertente e interessante; foto bellissime e tanta voglia di andare alla Biennale il prossimo anno. Non stento a credere quanto hai scritto sul Padiglione Italia.
    E poi chi se ne frega dei red o pink carpet; sono tollerabili giusto quelli degli Oscar e di Cannes

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    1. Grazie! E l'ultima considerazione è più che giusta ;)

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  5. In quanto veterana di Biennali,grazie alla vicinanza, devo dirti che quelle d'Arte sono un terno al lotto, io mi affido al caso, alla voglia, ai commenti (uno schifo, una noia, una figata)... mi ritrovo ogni anno sempre all'ultimo momento, aspetto la fine dell'estate che almeno la riesco a guardare senza assiderarmi o sciogliermi per il caldo.
    Quest'anno tocca alla Biennale d'Architettura, penso da giugno, a volte è + impegnativa e io la raccomando solo agli addetti o agli appassionati(?), spero vivamente che demoliscano il bar dei Giardini perchè l'abbinamento colori fluo e nero mi destabilizza più delle piadine riscaldate.
    Il tuo racconto mi ha fatto venire in mente questo pezzo di un film con Sordi, che ignoravo, ma per fortuna esiste Daverio
    http://www.youtube.com/watch?v=OfsJAgaY62E

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  6. Ancora influenza intestinale...Hummm...La maledizione di Venezia?? oò

    isa

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  7. mi sarebbe piaciuto un approfondimento sul padiglione Italia, più foto di queste opere magari
    ti dirò che la Biennale da anni non è più autorevole come un tempo e che in certi anni gli artisti italiani non erano nemmeno presenti, ci sarebbe da aprire una parentesi lunghissima, e dolorosa, adesso hanno detto che avevano messo dentro artisti scelti dalle accademie, ma non voglio nemmeno immaginare come e chi hanno scelto
    l'arte italiana giovane è una cosa segregata, hai qualche chance se ti lavori bene i docenti in accademia, tante tante tante lisciate di pelo, anche a livello di contenuti, ah isa sapessi quanti ce ne sono che modellano le loro opere sulla filosofia di questo o quel docente per farsi portare avanti...
    e se no...fuori è lo schifo, gallerie e curatori che non ti considerano mai, mostre, concorsi a chiusura ermetica
    quanti dolori davvero, non mi ci far pensare, e poi noi studenti delle accademie che spendiamo anche i nostri soldi per uscire con il 100% di incertezze

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  8. complimenti veramente! bellissime foto!

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