giovedì 27 ottobre 2011

Sixième jour à Paris - Au revoir!

Il venerdì era il compleanno di mia cugina Marta, abbiamo optato per un regalo culinario conoscendo la sua passione per la pasticceria.
Abbiamo passato più di un ora sdraiati nel Jardin du Luxembourg: il prato era pieno di studenti universitari Parigini che facevano la loro pausa pranzo.
Poi direzione il Quai Branly. Siamo scesi con la metro a Jenà, così da prendere la bellissima passerella Debilly e ci siamo goduti la passeggiata al Photoquai, mostra fotografica "en plein air".
Il museo del Quai Branly è molto recente. La struttura architettonica è stata concepita dall'architetto Jean Nouvel ed è isolata dal rumore del viale trafficato attraverso una parete in vetro (stessa cosa si trova alla fondation Cartier, fatta sempre da Jean Nouvel, consiglio vivamente di farci un salto). Una parete del museo presenta un muro vegetale (stessa idea c'è anche alla Fondation Cartier e al BHV Homme). La struttura poligonale color terra bruciata è in dialogo con un giardino concepito da Gilles Clément che attraverso l'uso di piante molto semplici (felci, canne, piante palustri) sentieri curvilinei, collinette e piccoli bacini rende molto bene un'idea di natura primordiale.
Avrei passato tutta una giornata in questo museo con un taccuino a portata di mano per disegnare e lasciarmi ispirare (è la prima volta che ho fatto delle foto in un museo, proprio per conservare quello che mi sarebbe piaciuto illustrare)
La Tour Eiffel è troppo vicina per non andarla a vedere e ripensare a Philippe Noiret col suo monologo in Zazie dans le Metrò (sembra di sentir parlare Queneau!)
Se volete vedere questo tempio del turismo di massa con un occhio diverso prendete la linea 6 a Bir-Hakeim e fatevi il ponte omonimo.
Vi ricorda qualcosa questo ponte?
La serata si è conclusa a Saint Germain des Prés, dove all'uscita della metro ci ha accolti una Jazz band.
Cena francese e casalinga nel quartiere e poi il gelato più buono (e più caro, ahimé) che io abbia mai mangiato da Berthillon su l'Ile Saint Louis.
Un'abitudine molto parigina del finesettimana è fare un picnic sul Pont des Arts o sui quais della Senna (preferibilmente quelli delle isole). E per picnic, intendo proprio picnic, con tovaglietta e paniere, il tutto sotto la luce dei lampioni. E la cosa più divertente è che oltre a gruppi di ragazzi sui vent'anni con seguito di chitarra e armonica, oltre alle coppiette con bottiglia di champagne, ci sono anche gruppi di amici sulla quarantina-cinquantina che prendono un dessert in compagnia accovacciati per terra con dietreo i lucchetti del Pont des Arts. Penso che questo stupore sia dovuto alla mia "italianità"...pensateci, io parlo per quel che riguarda la mia città, Firenze, ma avete mai visto dei signori di una certa età fare un picnic urbano per terra in compagnia di giovani e di tanti altri signori sulla cinquantina come loro, il tutto verso le 10 di sera, per poi tirare avanti a chiacchere e buon vino all'aria aperta? Io purtroppo se penso a grandi masse di persone la sera a bivaccare penso alle scalinate di Santa Croce il sabato sera, che alle volte sono anche piuttosto squallide: risse fra ubriachi, bimbetti un po' drogati, e per fortuna qualche faccia conosciuta. La vostra esperienza cosa vi dice?
È stato comunque molto divertente scoprire questa abitudine parigina!
E qui giungiamo all'epilogo di questa settimana, che, visto il tempo che ho impiegato per raccontarla, poteva sembrare quasi un mese.
Il giorno seguente abbiamo fatto shopping con i soldi che restavano e poi purtroppo "adieu". Ma torno presto!
Ah, dimenticavo, tempo di finire la narrazione di questo viaggio che ne inizia un altro: parto domani sera in pullman (viaggio notturno!!!) per andare a trovare Zoe che è in Erasmus a Montpellier.
Un saluto a tutti e buon week end lungo ;)

8 commenti:

  1. Adoro il quai branly, uno dei miei musei preferiti in assoluto!

    RispondiElimina
  2. Post bellissimo! Complimenti!
    Un bacio!
    www.welovefur.com

    RispondiElimina
  3. Quanto è vero quello che dici sui quaranta-cinquantenni italiani, ogni volta che io e mio marito facciamo un viaggio in Europa guardiamo con invidia questa mentalità più aperta degli stranieri!
    Nei locali puoi trovare gente di tutte le età che convive "pacificamente". Noi italiani sappiamo goderci meno il tempo libero... molte cose non so perché devono sempre connotarsi politicamente. Il tempo libero all'estero mi sembra più democratico.

    Alice

    RispondiElimina
  4. Purtroppo questi divertimenti sembrano preclusi ai 40/50enni italiani ma un po' forse anche alle altre fasce d'età, specie poi se c'è la possibilità di stare tutti insieme senza differenze anagrafiche; nelle piccole città di provincia è ancora peggio.
    Che peccato che questo racconto sia già finito; è stato davvero piacevole e interessante e mi ha fatto venire una gran voglia di andare a Parigi. Confesso però di avere un po' il terrore: non parlo francese e il mio inglese non è il massimo.

    RispondiElimina
  5. La prossima volta che metterò piede a Parigi mi farò guidare dal tuo itinerario! Si assapora il vero spirito parigino...

    RispondiElimina
  6. Quando ero piccola e abitavo in campagna mia zia mi portava spesso a fare la merenda nei prati. Anche adesso mi piacerebbe molto fare un bel pic nic con paniere, tovaglietta e bottiglia di champagne! Purtroppo mio marito soffre di tutte le allergie possibili e immagini a pollini, erba taglia... :-(

    http://thestyleattitude.blogspot.com/

    RispondiElimina
  7. confermo: il pont des arts è perfetto per i pic nic...poi non sò bene il motivo ma io rammento di pic nic fatti lì sopra anche a dicembre...con il gelido vento parigino che mi cristallizava ogni cosa!! Il quay du branli è stupendo, lo consiglio a chiunque voglia andare a parigi...è fatto benissimo ed è bellissimo!!

    RispondiElimina